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Salumeria Miatto

Racconti di bottega

Sopressa, soppressa o soppressata?

Sopressa con una p, soppressa con due, soppressata: non sono la stessa parola, e la soppressata non è lo stesso salume. Perché da noi si scrive così.

Salumeria Miatto

Disegno a china: una sopressa tagliata sulla bilancia del banco, con il cartellino appeso allo spago e due fette sul piatto

Sul nostro cartellino c'è scritto «sopressa», con una p sola. Non è un errore di battitura.

Una p sola, come si dice

Nel dialetto trevigiano le doppie non si pronunciano, e quindi non si scrivono: per questo il Consorzio del Prosecco, quando racconta il salume delle colline, lo chiama «sopressa». La Regione Veneto, nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, lo scrive con l'accento: «soprèssa trevigiana» (Regione Veneto).

In italiano si trova spesso «soppressa», con due p. È la stessa cosa, scritta all'italiana.

La soppressata è un'altra

La soppressata, con la «-ta» in fondo, è un altro salume: si fa soprattutto nel Centro-Sud, e quella di Calabria è una DOP (Wikipedia). In Toscana, poi, «soppressata» è uno dei nomi della coppa di testa, che si fa bollendo la testa del maiale e non si stagiona (Wikipedia).

Se cercate la sopressa veneta, quindi, cercate la parola con una p o con due, ma senza la «-ta».

La nostra

La nostra è una sopressa trevigiana, di Santa Lucia di Piave, e la facciamo in tre modi: la sopressa, la sopressa all'aglio e la sopressa investida, con il filetto al centro. Si scrive con una p sola, ma al banco potete chiamarla come vi pare.

I salumi di questo racconto

Ecco se ci sono oggi in bottega: lo aggiorniamo noi dal banco.

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